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martedì 30 agosto 2011

Persuasione di Jane Austen


Persuasione (Persuasion, 1818) è un romanzo della scrittrice inglese Jane Austen, pubblicato postumo dal fratello e composto tra il 1815 e il 1816. La scrittrice inizierà a lavorare a questo romanzo immediatamente dopo aver finito Emma. È l'ultima opera completa scritta poco prima dell'aggravarsi della malattia che la porterà alla morte nel luglio del 1817.
Il titolo del romanzo si riferisce alla persuasione che ha subito Anne Elliot nel rifiutare il Capitano Wentworth e a quella che gli altri personaggi del romanzo subiscono o rifiutano di subire. Il titolo del romanzo non fu scelto dalla scrittrice, infatti molti critici ritengono che il titolo del romanzo sarebbe stato The Elliotts, ma la scrittrice morì prima di pubblicare il libro e quindi di scegliere il titolo.
Anne Elliot è la secondogenita di Sir Walter Elliot. La madre di Anne è morta da tempo e la sorella maggiore, Elizabeth, ha preso il posto della madre nel curare i rapporti con il vicinato, ma ha un carattere molto simile a quello del padre. La sorella minore, Mary ha sposato Charles Musgrove, figlio di un rispettato squire. Nessuno della sua famiglia prova compassione per Anne, che sembra destinata a rimanere zitella poiché avendo già 27 anni non si è ancora sposata. Otto anni prima Anne era stata persuasa da Lady Russell, la migliore amica di sua madre, a rompere il fidanzamento con il Capitano Frederick Wentworth, che lei amava profondamente. Lady Russell aveva ritenuto che la scelta di Anne era poco saggia perché sposare un povero ufficiale di marina, senza un'importante famiglia alle spalle, non dava grandi prospettive per il futuro. Ma Anne e il Capitano Wentworth si rincontra
no perché il cognato dell'ufficiale, l'Ammiraglio Croft, aveva affittato la residenza di Sir Walter Elliot. Grazie alle guerre contro Napoleone, Frederick ha avuto una promozione e ha avuto un premio di 25.000 sterline. Tutti i Musgrove, compresi Mary, Charles e le sue due sorelle Louisa e Henrietta, sono felici di avere i Croft e Frederick a ravvivare il vicinato. Entrambe le sorelle sono attratte da Frederick, nonostante Henrietta sia già fidanzata con il pastore Charles Hayter. Charles Hayter non è adatto ad Henrietta perché proviene da una famiglia socialmente inferiore ai Musgrove. Intanto, sia Charles e Mary che i Croft, scommettono su quale delle due sorelle sceglierà Frederick. Un giorno il Capitano Harville, amico di Frederick, che abita a Lyme vuole organizzare un'escursione. Durante il soggiorno a Lyme, Louisa cade e batte il capo a terra. Tutte le persone che le erano vicine sembrano darla per morta ma interviene Anne con i primi soccorsi e fa chiamare un medico. L'atteggiamento di Anne nei confronti di Louisa, scatena l'ammirazione di Frederick. Louisa si riprende molto lentamente e intanto la sua situazione la fa avvicinare al Capitano Benwick, un amico di Frederick. Successivamente si fidanzeranno e poi si sposeranno. Nel frattempo Sir Walter, Elizabeth e Mrs. Clay, figlia vedova dell'amministratore di Sir Walter, si trasferiscono a Bath. Essi sperano di vivere in maniera tale da poter risparmiare e riportare stabili le condizioni economiche degli Elliot. Qui incontrano il cugino ed erede di Sir Walter, William Elliot, che cerca di riprendere i rapporti con la famiglia del baronetto, che si erano bruscamente interrotti anni prima. Elizabeth spera che questo riavvicinamento sia dovuto al fatto che voglia sposarla, mentre Lady Russell suppone che William sia interessato ad Anne. William Elliot pare essere un perfetto gentiluomo ma Anne non si fida completamente di lui e delle sue intenzioni. Infatti lo ritiene poco chiaro nei suoi comportamenti. Tali dubbi vengono chiariti quando Anne scopre che a Bath vive una sua vecchia compagna di collegio, Mrs. Smith, malata e caduta in miseria. Anne va a farle visita e scopre che i coniugi Smith sono stati amici molto intimi di William e della sua defunta moglie. Mrs Smith li aveva incoraggiati nel loro stile di vita dispendioso, ma una volta che erano caduti in disgrazia, li aveva abbandonati al loro destino, inoltre Mrs. Smith rivela che probabilmente il riavvicinamento di William al padre sia avvenuto solo per salvaguardare i propri interessi, in quanto teme un matrimonio fra Sir Walter e Mrs. Clay. Tutto ciò porta Anne a capire i pericoli della persuasione, infatti Lady Russell la spinge ad accettare il corteggiamento di William. I Musgrove giungono a Bath per comprare il corredo per le figlie Louisa ed Henrietta che si sposano entrambe, infatti Henrietta ha deciso di sposare Hayter. Anne e Frederick si riavvicinano e chiariscono i loro sentimenti. Finalmente decidono di fidanzarsi e questa volta la famiglia di Anne non ha obiezioni, vista anche la fortuna economica di Frederick. Lady Russell ammette di essersi sbagliata sul conto di Frederick, e lei ed Anne rimangono amiche.

Una storia d’amore deliziosa.

“Spero di rendere giustizia a tutto ciò che lei prova e che provano quelli come lei. Dio non voglia che io sottovaluti i sentimenti d’amore e fedeltà dei miei simili. Meriterei totale disprezzo se osassi affermare che solo le donne son capaci di provare vero affetto e di essere costanti. No, io credo che siate capaci di tutto ciò che è import
ante e onesto nella vita matrimoniale. Credo che possiate essere all’altezza di ogni sforzo e di molta tolleranza nella vita domestica, finchè – se mi è concessa l’espressione – finchè avete uno scopo, almeno, cioè, finchè la donna che amate vive e vive per voi. Il privilegio che rivendico per il mio sesso ( non è certo invidiabile, non c’è bisogno che lo agognate) è che sappiamo amare di più, anche quando l’esistenza e la speranza sono finite”.


Queste sono alcune delle riflessioni che Anne Elliott, la dolce protagonista di questo racconto, rivolge quasi alla fine del libro al Capitano Harville, sincero amico dell’altro Capitano, da lei tanto amato, Frederick Wentworth. Sono parole mature, consapevoli e forti, parole di una donna che ha conquistato la capacità di esprimersi e di manifestare finalmente la propria volontà. Anne, all’età di diciannove anni, ha commesso l’errore di rompere il fidanzamento con il giovane ufficiale di marina di cui era innamorata perché socialmente inferiore. E questo ha causato la sua infelicità. Si è infatti lasciata persuadere dall’opposizione del padre Sir Walter e dell’amica di famiglia Lady Russell. L’uno, rappresentante di una cinica aristocrazia provinciale, credeva solo ai vuoti valori dell’apparenza sociale e della bellezza, e per incompetenza e vanità, spendeva gran parte del suo patrimonio fino ad essere costretto a dare in affitto la bella residenza di Kellynch Hall e a ritirarsi in un appartamento nella meno dispendiosa, ma certamente mondana Bath. L’altra, assunto un ruolo materno dopo la morte prematura della madre di Anne, possedeva una grande abilità “persuasiva” che aveva trovato terreno fertile nella giovanissima Anne, incapace di affermare le proprie idee e lottare per i propri desideri. Ma a distanza di otto anni Anne è cambiata. L’esperienza della perdita e del dolore le hanno fatto conquistare consapevolezza di sé e recuperare desiderio, volontà e capacità di espressione. E’ decisa a dare importanza ai suoi sentimenti, ignorando pregiudizi paterni e apparenze sociali. “ Era stata costretta ad essere prudente da giovinetta, ma crescendo aveva imparato ad essere romantica: naturale conseguenza di un inizio innaturale”.

Anne ha la sua seconda occasione di essere felice. La sua trasformazione, la sua evoluzione interna è persino accompagnata da una rinascita fisica. La ragazza, all’inizio “ pallida e magra”, la cui giovanile bellezza era presto svanita, comincia a riacquistare le attrattive di un tempo suscitando l’interesse e l’ammirazione di chi la circonda. Fascino e intelligenza in una donna del 1800 svincolata ormai da una condizione di subordinazione senza però mai perdere quell’ideale di decoro e compostezza così caro alla Austen.

È il romanzo più romantico ma anche malinconico dell'autrice inglese, una lettura piacevole e scorrevole. Ha uno stile immenso e impareggiabile, l'incredibile capacità di catapultarti in quel periodo, di farti vivere la storia che viene raccontata come se fossi lì, spiando di nascosto ciò che accade, e di delineare con pochi tratti (spesso taglienti e ironici) i personaggi, con i loro pregi e difetti. Persuasione è il racconto di un grande amore che non si affievolisce né con il passare del tempo, né con il cambiamento degli stati interiori.
Appassionante e intenso, dolce e delicato, Persuasione descrive una speranza che non muore, un amore che resiste al tempo, alle situazioni, alle tentazioni, ai fraintendimenti e ai disaccordi.

martedì 23 agosto 2011

Northanger Abbey

Nell'immagine Felicity Jones (Catherine Morland), J.J. Feild (Henry Tilney), dall'omonimo film del 2007

Il romanzo si compone di due volumi di 15 capitoli ciascuno, più un capitolo finale (che rappresenta una sorta d'appendice), presente in quasi tutti i romanzi della Austen. Di per sé il libro non ha una trama particolarmente viva e neanche i personaggi hanno qualcosa di interessante: non ci sono grandi passioni, né personalità complesse. La storia ruota intorno all'anti-eroina Catherine Morland, diciassettenne ingenua e un po' ignorante, che da un villaggio di campagna viene invitata dalla famiglia Allen a trascorrere un periodo di vacanza a Bath: qua ella ha i primi approcci con la società di allora, fatta di apparenza e sentimentalismo, tra un ballo, una sera a teatro ed una passeggiata nella via principale. Agli antipodi sono le due famiglie che Catherine incontra sul suo cammino: i Thorpe e i Tilney, i cattivi e i buoni. Il viaggio all'Abbazia di Northanger causerà in Catherine un uso smodato della sua immaginazione, sino ad immaginare un delitto mai compiuto e a ricercare nei cassetti documenti persi nel tempo, ottenendo sempre nella realtà grosse delusioni. Filo conduttore l'adorazione di Catherine per Henry Tilney, che sfocerà, dopo alcune difficoltà e malintesi, nel matrimonio.



L'abbazia di Northanger non ha nulla di nuovo: non è innovativo e la sua protagonista è un'anti-eroina elevata spesso a ruolo d'eroina, con le sue piccole indagini all'interno dell'abbazia, ma è in realtà un personaggio ingenuo, semplice, distante dalle figure di donne cui la letteratura aveva abituato (vedi Pamela, o la virtù premiata di Samuel Richardson), ma è una parodia ben riuscita del romanzo sentimentale (già affrontato da Henry Fielding in Shamela e Joseph Andrews) e del romanzo gotico, così in voga allora. Molte volte viene nominato I misteri di Udolpho di Ann Radcliffe, uno dei romanzi gotici più famosi in quegli anni.

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Mia recensione

“Nessuno, che avesse conosciuto Catherine Morland al tempo della sua un’infanzia, avrebbe veduto in lei una futura eroina. La sua condizione, il carattere dei genitori, il suo aspetto e la sua natura, tutto le era avverso".

Inizia così Northanger Abbey, terminato nel 1803 ma pubblicato postumo, nel 1818.
Il più ironico tra i romanzi di Jane Austen, Northanger Abbey rappresenta la parodia del romanzo gotico, molto in voga ai tempi della Austen e, non a caso tra le pagine del libro viene richiamato spesso il romanzo di Ann Radcliffe "I misteri di Udolpho", che all'epoca era considerato il libro più rappresentativo del genere gotico.

Personalmente ho letto questo libro in poco tempo e l'ho trovata una lettura assai piacevole e anche divertente (basti pensare alla scena del sécretaire, con la nostra enti-eroina convinta di trovare chissà quali arcani nei cassetti!) e molto ironico. Una ironia brillante dove lo humor austeniano strappa il sorriso al lettore e lo fa applaudire una volta di più, se mai ce ne fosse bisogno, il talento ed il genio di Miss Austen.




sabato 20 agosto 2011

Di cosa parla Il diario perduto di Jane Austen



Di cosa parla “Il diario perduto di Jane Austen”

Una delle scrittrici più conosciute e affermate del secolo scorso per il suo fare rivoluzionario, sia nella vita che nelle opere, viene raccontata attraverso la penna magistrale di Syrie James ne “Il diario perduto di Jane Austen”.

Una storia, che nonostante sia un romanzo e non come può sembrare una biografia, riesce a descrivere fedelmente le vicende più importanti che hanno segnato il percorso della scrittrice. Lo stile si rifà molto a quello di Jane Austen, la stessa ironia, la stessa passione e attenzione nella ricerca delle parole; sembra quasi di ritrovarsi tra le pagine di un suo libro. Sarà per le descrizioni dei paesaggi inglesi da lei tanto amati, le confidenze tra le sorelle, le relazioni che vengono alla luce frequentando il mondo aristocratico con le sue contraddizioni e le sue peculiarità, la puntigliosità delle parole che spezzano il linguaggio elitario dell’Ottocento, tutto appare simile agli scritti di Jane Austen. Sembra quasi di ritrovarsi in un suo racconto, tanto che appare difficile credere che quello che viene riportato ne “Il diario perduto di Jane Austen” è riconducibile alla realtà, ma non è del tutto veritiero, poiché i dialoghi, così come alcune relazioni e gli sguardi su quella società, sono solo ispirati a ciò che avvenne in quegli anni nella famiglia Austen. Quello che viene di più alla luce in questo romanzo, non è solo l’amore per la scrittura, che la protagonista vive come un’esigenza – per riuscire a far dire ai personaggi quello che lei racconterebbe e per farli agire come lei farebbe, quasi come fosse un Dio – ma anche un altro tipo di amore, probabilmente della stessa profondità, che però è rimasto sempre celato, intimo come un segreto: quello per un gentiluomo inglese che la corrispose, ma con cui non riuscì ad avere un rapporto di coppia e che ha segnato talmente la sua personalità da farle decidere di non sposare nessun altro uomo. E’ amabile il modo in cui viene raccontato il rapporto di Jane con la sorella Cassandra, così come è commuovente il legame che la scrittrice visse con il padre, morto quando lei era molto giovane. E’ seducente l’ingresso nella vita privata della scrittrice, che ebbe vari rifiuti dalle case editrici prima di vedere pubblicate le sue opere, quelle che nel tempo hanno contribuito ad una piccola rivoluzione nel modo d’intendere il romanzo al femminile.


Riporto il passaggio finale del libro che mi ha colpita e senza false remore, fatto piangere...

"Ora credo che vi sia davvero un tipo di felicità che si trova in ogni cosa della vita. In tutto ciò che è bello e gradevole come in tutto ciò che è triste e struggente. Sono giunta a pensare che non c'è vergogna nella verità, ma solo libertà. E col tempo ogni storia, ha il diritto di essere raccontata".

Jane Austen 2 Gennaio 1817

ed una altra parte sempre tratta dal libro

"Non ci sono mai un tempo e un luogo perfetti per fare qualsiasi cosa.
Dobbiamo trovare sempre un motivo per rimandare quello a cui aspiriamo di fare - a domani, alla settimana, al mese o all'anno prossimi - finché, alla fine, non portiamo mai niente a termine".


Il diario perduto di Jane Austen di Syrie James


“Quelli che leggono i miei romanzi potrebbero chiedersi come può una donna, che nella sua vita non è mai stata nemmeno corteggiata e che non ha mai provato la meravigliosa sintonia di anima e corpo che unisce due persone, pretendere di scrivere sull’amore. La mia risposta è che una mente astuta e un occhio attento uniti a una fervida immaginazione possono creare qualsiasi tipo di illusione letteraria.”

Jane Austen, una delle scrittrici più conosciute e affermate del secolo scorso per il suo fare rivoluzionario, sia nella vita che nelle opere, viene raccontata attraverso la penna di Syrie James ne Il diario perduto di Jane Austen.
Una storia, che nonostante sia un romanzo e non una biografia, riesce a descrivere fedelmente le vicende più importanti che hanno segnato il percorso della scrittrice.

Lo stile si rifà molto a quello di Jane Austen, sembra di ritrovarsi tra le pagine di un suo libro; le descrizioni dei paesaggi inglesi da lei tanto amati, le confidenze tra le sorelle, le relazioni che vengono alla luce frequentando il mondo aristocratico con le sue contraddizioni e le sue peculiarità, l’ironia delle parole che spezzano il linguaggio elitario dell’Ottocento, tutto appare simile agli scritti di Jane Austen. Sembra quasi di ritrovarsi in un suo racconto, tanto che appare difficile credere che quello che viene riportato ne Il diario perduto di Jane Austen sia riconducibile alla realtà: ma non è del tutto veritiero, poiché i dialoghi, così come alcune relazioni e gli sguardi su quella società, sono solo ispirati a ciò che avvenne in quegli anni nella famiglia Austen.

Quello che viene di più alla luce in questo romanzo, non è solo l’amore per la scrittura, che la protagonista vive come un’esigenza - per riuscire a far dire ai personaggi quello che lei racconterebbe e per farli agire come lei farebbe, quasi come fosse un Dio - ma anche un altro tipo di amore, probabilmente della stessa profondità, che però è rimasto sempre celato, intimo come un segreto: quello per un gentiluomo inglese che la corrispose, ma con cui non riuscì ad avere un rapporto di coppia e che ha segnato talmente la sua personalità da farle decidere di non sposare nessun altro uomo.

È amabile il modo in cui viene raccontato il rapporto di Jane con la sorella Cassandra, così come è commuovente il legame che la scrittrice visse con il padre, morto quando lei era molto giovane. È seducente l’ingresso nella vita privata della scrittrice, che ebbe vari rifiuti dalle case editrici prima di vedere pubblicate le sue opere, quelle che nel tempo hanno contribuito ad una piccola rivoluzione nel modo d’intendere il romanzo al femminile.

Le prime pagine

1

Perché io senta questo improvviso bisogno di fissar sulla carta una relazione della natura più intima, che mai ho confessato prima, non saprei dirlo. Forse è questa esasperante malattia, che da qualche tempo sempre più spesso mi tormenta - ricordandomi con insidiosa insistenza che sono mortale - a spingermi a registrare qualcosa di quello che avvenne, in modo che non ne svanisca la memoria nei recessi della mia mente e da qui sparisca per sempre, fugace ed effimero come un fantasma nella nebbia.
Qualunque sia la ragione, penso di dover descrivere con precisione ogni fatto, per evitare che qualcuno possa trame una qualche interpretazione arbitraria quando io me ne sarò andata. Chi legge i miei romanzi potrebbe domandarsi: come può questa zitella, questa donna che, a quanto sembra, non è mai stata neppure corteggiata - che mai ha provato, neppure una volta, quella meravigliosa affinità di mente e di spirito fra un uomo e una donna che, mossa prima dall'amicizia e dall'affetto, sboccia poi in qualcosa di molto più profondo - come può, proprio lei, essere così temeraria da scrivere sulla natura dell'amore e sulle fasi del corteggiamento, non avendone mai avuta una diretta esperienza?
A quei pochi amici e parenti che, dopo aver saputo dei miei romanzi, hanno osato porre una simile domanda (per quanto, devo ammetterlo, ricorrendo a un giro di parole più elegante), ho sempre dato la medesima risposta: «È davvero così inconcepibile che una mente aperta e un'acuta capacità di osservazione, unite a una fervida immaginazione, possano produrre un'opera letteraria pregevole e avvincente, tale da evocare sentimenti ed emozioni propri della vita stessa?».
Non c'è dubbio che in questa osservazione c'è una buona dose di verità.
E non è forse vero che esistono molti livelli di verosimiglianza, fra quella verità che riveliamo in pubblico e quella che confessiamo in silenzio nel segreto dei nostri pensieri o magari a una o due delle nostre conoscenze più intime?
Provai a scrivere d'amore, prima quasi per scherzo, da ragazza; poi, in maniera più seria, quando avevo passato da poco i vent'anni, sebbene allora avessi conosciuto solo un amore acerbo1; di conseguenza, quei primi lavori avevano meriti superficiali. Fu solo anni dopo che incontrai l'uomo che seppe ispirarmi la profondità di una vera emozione e che risvegliò la mia voce, rimasta a lungo silente.

© 2008, Piemme

Il diario perduto di Jane Austen – Syrie James
347 pag., 17,50 € – Edizioni Piemme 2008
ISBN 978-88-38-46876-6
Immagine di copertina Pierre Duval Lecamus "Donna che scrive una lettera"


L’autrice



Syrie James è nata a New York, ma si è subito trasferita in California con tutta la famiglia perché suo padre detestava spalare la neve.
Dopo diversi anni come sceneggiatrice, ha deciso di dedicarsi alla sua vera passione, la scrittura, e ha dato alla luce il suo primo romanzo, Il diario perduto di Jane Austen.
Adora il teatro, il Trivial Pursuit e, come Jane Austen, ama fare lunghe passeggiate.


venerdì 19 agosto 2011

JANE AUSTEN e quella sottile seducente ironia


"Il suo straordinario talento le meritò le lodi di quanti la conobbero".

E' questa l'iscrizione funebre posta sulla lapide di Jane Austen, mito della letteratura inglese, scrittrice dall'elegante stile narrativo, che, con intelligenza, grazia, arguzia, e spregiudicata ironia tipicamente britannica, seppe mettere in ridicolo i costumi della società del tempo.

Osannata e denigrata, accusata dai detrattori di aver imbrigliato nel perbenismo il romanzo inglese, considerata da amici e parenti come una zitella inaridita a caccia di marito, "la più carina, la più sciocca, la più affettata farfalla in cerca di marito che io abbia mai conosciuta", giudicata, invece, da Virginia Wolf, "la più perfetta artista tra le donne " per l'immortalità dei suoi libri, e definita da G.H. Lewes "Sorella minore di Shakespeare", per l'enorme ricchezza di personaggi che la sua fantasia seppe elaborare, Jane, attingendo dall'esperienza personale, ambientò i suoi libri nel piccolo mondo della nobiltà di campagna e della borghesia di provincia, ritraendo, sempre dal punto di vista femminile, personaggi che ben conosceva e dei quali coglieva sia il profilo psicologico che il comportamento sociale.

Penultima di otto figli, suo padre era rettore di parrocchia, nacque a Steventon, nella contea dell'Hampshire, in Gran Bretagna, il 16 dicembre del 1775, e morì a Winchester nel 1817. Iniziò la sua educazione scolastica ad Oxford e la proseguì alla Abbey School di Reading e poi, a soli undici anni, la terminò, proseguendo la sua istruzione in casa da autodidatta, dichiarando in seguito con umiltà e modestia: "Posso vantarmi di essere la donna più ignorante e meno istruita che abbia osato diventare scrittrice".

La vita di Jane si svolse tutta fra le pareti domestiche, in un legame molto stretto con Cassandra, la sorella maggiore, che costituì anche la fonte più ricca ed attendibile di notizie sulla scrittrice. Le due sorelle furono entrambe vicine al matrimonio, il fidanzato di Cassandra fu assassinato, e quello di Jane morì prima di poter coronare il loro sogno d'amore, ma non si sposarono mai e vissero sempre insieme, scrivendosi regolarmente, nei periodi di separazione, delle lettere, molte delle quali distrutte dalla stessa Cassandra, che se ne fece censore, per evitare che diventassero pubbliche.

Per Jane Austen il successo letterario arrivò tardi; i suoi primi scritti, parodie in forme letterarie, genere molto diffuso all'epoca, risalgono al periodo fra il 1787 e il 1793, ma, vivente, vide apparire solo quattro dei suoi capolavori, in larga parte, dedicati al matrimonio e all'amore; il suo primo romanzo "Buon senso e sensibilità", fu pubblicato nel 1811, e "Orgoglio e pregiudizio" nel 1813; seguirono poi "Mansfiel Park" ed "Emma".

Raggiunta la fama, sia in Inghilterra ( il principe reggente, il futuro Giorgio VI, addirittura in ognuna delle residenze regali aveva una copia del romanzo "Emma"), che all'estero, mentre componeva "Abbazia di Noarthanger" e "Persuasione" (che, faticosamente, riuscì a completare), Jane contrasse una malattia inguaribile, il morbo di Addison, e il 18 luglio del 1817, a soli quarantadue anni, si spense tra le braccia della sorella Cassandra.

Il suo romanzo più famoso e più amato dal pubblico di tutti i tempi, meritatamente considerato un capolavoro, portato spesso anche sullo schermo, al cinema e in televisione, è sicuramente "Orgoglio e pregiudizio";definito dall'autrice "Il mio unico figlio adorato", narra la vicenda amorosa di due giovani, divisi da incomprensioni dovuti ai preconcetti e ai pregiudizi dell'ambiente provinciale nel quale vivono.

Ai tempi della Austen le fanciulle venivano educate esclusivamente nella prospettiva del matrimonio, al quale dovevano arrivare caste, e, una volta sposate, avevano l'obbligo di garantire eredi, meglio se maschi, della cui educazione, però, non si occupavano direttamente. Dovevano sempre comportarsi secondo le norme del galateo, vestire in modo consono al proprio stato sociale, saper ben conversare ma evitare di parlare di politica e di religione, intrattenere gli ospiti suonando il pianoforte; i loro compiti consistevano nella direzione della casa e della servitù e nell'occupazione in opere caritatevoli. Inoltre, poiché allora l'Inghilterra sovente era in guerra, per convincere i pochi uomini rispettabili al matrimonio, evitando, così, alle figlie l'onta, ed il peso, del zitellaggio, i genitori arrivavano ad offrire somme enormi in dote. L'amore e il matrimonio, non erano, perciò libera scelta, ma soggiacevano, soprattutto per la donna, ad un fitto intrico di regole e convenzioni sociali, sapientemente ritratti in tutta l'opera della Austen; in particolare, in "Orgoglio e pregiudizio", l'autrice volle sottolineare quali fossero le vere caratteristiche necessarie a garantire la riuscita di un matrimonio, e come la nobiltà si rivelasse più nel comportamento che nell'educazione.

Attraverso la fine descrizione psicologica, ma anche con acuta ironia, delle passioni e delle avventure dei protagonisti della vicenda ( Elizabeth Bennet, intelligente, sagace e razionale, Fitzwilliam Darcy, ricco e bello, ma anche snob ed altezzoso, Charles Bingley gentile ed affabile, Jane Bennet, dolce e affettuosa, i coniugi Bennett, mal assortiti, la moglie poco intelligente ed ossessionata solo dal desiderio di maritare le figlie, Collins, l'arrampicatore sociale, lady De Bourgh, zia di Darcy, snob come il nipote e convinta che la sua condizione privilegiata le consenta di poter giudicare tutto e tutti, e così via con tutti gli altri attori della storia), la Austen seppe consegnare alla letteratura universale una galleria di personaggi che, in ogni palpito, angoscia, comportamento, osservazione, in un'incredibile varietà di sfumature, si rivelano ancora oggi straordinariamente attuali.

(dal libro, Donna non sol ma torna musa all'arte, di Francesca Santucci, Edizione IL FOGLIO, II edizione novembre 2003)